I LAVORI DI RESTAURO DEL 1996

Con la consegna dei lavori, avvenuta il 26.10.95, iniziano ufficialmente le consultazioni con i funzionari della Soprintendenza per i Beni Archeologici e di quella per i Beni Architettonici in merito alle procedure da intraprendere per la conduzione degli scavi e per l'esecuzione delle indagini preliminari al progetto di conservazione.Vengono pertanto individuate, fra le analisi non distruttive da effettuarsi in situ, le indagini ultrasoniche sulle murature, al fine di determinare il grado di omogeneità delle strutture, la presenza di vuoti o fessure, la presenza ed il numero degli strati sovrapposti di materiale, e un rilievo tomografico tramite georadar sull'area antistante la chiesa e su quella occidentale dove sono presenti strutture murarie non definite sepolte sotto una coltre terrosa (probabili resti delle abitazioni dei monaci). 

Insieme a queste indagini, di tipo diagnostico, si concorda sulla necessità di una analisi archeologica dei manufatti edilizi, in particolare delle murature (stratigrafia verticale), degli intonaci (strati grafia di pelle) e delle malte.

Per la movimentazione giornaliera del materiale si è resa necessaria l'esecuzione di un aereo e imponente ponteggio che, staccandosi dalla vecchia Aurelia sottostante la chiesa, si innalzava per una altezza di 52 m e per una lunghezza alla sommità di 32 m.
Verificato con la Soprintendenza di dover procedere alla riaggregazione muraria di tutte le strutture della chiesa e della sacrestia, ripristinandone la portanza e conferendo a queste una maggiore omogeneità, si sono eseguiti i consolidamenti mediante iniezioni di leganti colloidali a lento indurimento. Sono stati eseguiti una serie di fori (diametro 20mm) allineati orizzontalmente e verticalmente a distanza uniforme (cm 100 l'uno dall'altro) leggermente inclinati verso il basso per una profondità di 3/4 dello spessore della muratura, nei quali furono infissi gli specifici iniettori "testimoni" dai quali doveva uscire l'esubero della miscela iniettata.


Dall'esame dei risultati delle prove soniche effettuate sulle murature consolidate si evinceva infatti che, a consolidamento effettuato, la velocità delle onde soniche aveva avuto un notevole incremento, passando mediamente da 600 m/sec. (pre-consolidamento) ai 2.200 m/ sec. (post-consolidamento). La grande lesione verticale creatasi in corrispondenza dell'appoggio del muro seicentesco della facciata sud alla muratura dell'abside, è stata cucita mediante barre d'armatura in acciaio inox e successivamente risarcita.
Relativamente alle volte dei locali della sacrestia, si è proceduto, previa sigillatura con malta di calce, alla completa centinatura e puntellamento delle stesse, per poter dare corso allo svuotamento dei rinfianchi, alla completa asportazione del cappellaccio di cemento realizzato nel dopoguerra e alla pulizia delle lesioni estradossali. Sono state integrate degli elementi mancanti le costolature in laterizio della volta a crociera, previa realizzazione di stampo da un elemento prelevato e loro ricostruzione a mano Sia la volta in pietrame (la più antica) ricoperta dal cappellaccio di cemento demolito come si è detto, che quella in laterizio a costoIoni, sono state finite all'estradosso con cappa a tre strati in malta di calce con inerti a granulometria decrescente, spessore medio 8 cm, intonachino (inerti 0-1 mm) e con una applicazione di miscela impermeabilizzante composta da cera d'api sciolta in essenza di trementina data a pennello con densità crescente fino a saturazione completa. Sono stati ricomposti i muri perimetrali di sommità delle volte ed eseguiti tre doccioni in pietra per lo scolo delle acque.
La pavimentazione della sacrestia è stata completamente rifatta in mattoni pieni posti in opera a spina di pesce su letto di sabbia spessore di cm 10.


Per il trasporto e la posa della grossa orditura del tetto, parzialmente crollato, si è ritenuto opportuno avvalersi del noleggio di due elicotteri, che hanno provveduto al trasporto di oltre 10 tonnellate di materiale La maggiore altezza della parete nord rispetto a quella sud aveva imposto nel restauro del dopoguerra una soluzione a diversa pendenza delle falde (19°N-24°S). In accordo con la Soprintendenza si è deciso per una compensazione del divario delle pendenze adottando una soluzione a capriata zoppa poggiante sul lato nord entro scatola in ferro sagomata e inglobata nella mura tura, portando così gli spioventi a pendenze uguali.

Questa soluzione ridefinisce una nuova volumetria interna della chiesa, maggiormente scandita dalle catene in legno delle capriate col risultato ottico di un notevole abbassamento dell'altezza che appariva sproporzionata. Con successivo progetto del 4.2.1997 si è dato corso al rifacimento del tratto di sentiero che si diparte dal bivio di sommità. Il sentiero, sicuramente a causa della forte pendenza, ma più probabilmente per lo stato di abbandono in cui versava la chiesa, e per il riuso molto frequente dei selciati per la ricostruzione dei muri a secco viciniori, risultava praticamente inesistente, salvo qualche grado natura intermedia. Esso si sviluppa dalla sommità alla zona pianeggiante per una lunghezza complessiva di 97 m con pendenza media del 17,57%. Dalle tracce residue, il selciato non risultava occupare l'intera sede del sentiero; si è pertanto rispettata la sezione di m 1,20, modulo per il passaggio di due persone e, non disponendo di pietre superiori ai 25-30 cm da poter collocare a secco su letto di sabbia, si è usato il materiale lapideo risultante dagli scavi archeologici già accumulato in prossimità della chiesa, posato su sottofondo di scorie e calcestruzzo sigillato superficialmente con sabbia.

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